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Clara Raimondi

Siamo tutti accademici della Crusca

Non so voi ma data la natura delle mi amicizie su Facebook trovo sempre la mia bacheca invasa di post inerenti alla lingua italiana, o meglio, commenti e aggiornamenti di stato incentrati sull’analisi sociolinguistca di quanto si legge o si scrive su internet.

Editor o editori, piccoli e grandi, o anche persone comuni che si sentono in dover di apostrofare chi non usa in modo corretto la punteggiatura e che si permette di scrivere qual è con l’apostrofo e commette tanti altri crimini che non posso nemmeno nominarvi.

Condividono foto di scritte sgrammaticate, di cartelli di avviso scritti in un italiano improbabile e si sentono in dovere di sputtanare gli scrittori che a loro si rivolgono elencando, uno ad uno, tutti gli orrori commessi.
Tanto c’è l’anonimato, tanto esiste la possibilità di tirare stoccate senza colpo ferire perché siamo su internet e si sa il rispetto per le persone deve andare a farsi benedire.

Parlo per me e dei mie errori e vi dico che scrivere su internet non è facile e spesso la fretta non solo è cattiva consigliera ma induce nell’errore di battitura e nella svista molto più frequentemente che nello scritto.
A parte che ormai si una la penna solo per far di conto e vedere se si riuscirà ad arrivare a fine mese ma, mi chiedo, perché ci sentiamo tutti accademici della Crusca?

In un paese in cui il 4% della popolazione è ancora analfabeta o semianalfabeta e registriamo la percentuale più bassa in Europa di persone che leggono un libro all’anno, di che cosa ci lamentiamo?
Non sussistono proprio le basi per un’analisi sociolinguistica del genere e poi parliamo della lingua più difficile e maledetta del mondo: l’italiano. Un millefoglie che nei secoli si è stratificato a partire da lingue morte sostituite da lingue vive (i dialetti) che troppo a lungo sono stati umiliati.

Il risultato? Un melting pot nel quale gli stessi linguisti fanno fatica ad orientarsi e figuriamoci noi. E poi, la nostra lingua, non è nata sul modello speculum non speclum? Voglio dire che proprio sugli errori di pronuncia e di scrittura si è modellato nel corso del tempo l’italiano.

E’ possibile che tra qualche anno quelli che consideriamo errori diventino la norma ma, ripeto, non spetterà a noi analizzarli.
Ho ascoltato il mio prof Luca Serianni mentre ci incitava a parlare il dialetto e a farlo conoscere ai nostri figli e diceva che non esiste una corretta pronuncia delle parole ma esiste solo quella che abbiamo appreso fin da piccoli e che la lingua è viva e in continuo cambiamento.

Luca Serianni è un membro dell’accademia della Crusca mentre tutti quelli che si sentono in dovere di giudicare e condannare senza conoscere la storia della nostra lingua farebbero bene ad assumere due dosi dei cereali integrali al giorno, li aiuterebbe ne sono sicura.
Non vi è mai capitato di correggere gli orrori che leggete in lungo e in largo per il web?

 

Blogario #Blogario

 

15 ottobre 2013

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Clara Raimondi

Cresciuta tra le storie inventate da mamma e papà e dopo aver letto centinaia di volte Marquez e tutti gli autori sudamericani, ha fondato Reader’s Bench (www.readers-bench.com): un blog letterario ma anche un posto speciale dove parlare di libri. La famiglia poi si é allargata e sono nati Little Readers, dedicato ai piccoli lettori, e Young Writers il blog degli scrittori emergenti. Per ultimo é arrivato Reader’s Bench Magazine, un giornale letterario digitale, in free download, che ha superato le 400 000 visualizzazioni. Vorrebbe lavorare in, su, per, tra, fra i libri.

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